"Escludere i cittadini non italiani dai bandi per la selezione ed il conferimento dell'incarico di rilevatore del censimento è un atto discriminatorio". Lo ha deciso, con un'ordinanza emessa ieri, il tribunale di Brescia, che ha così accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Guido Piccini per i diritti dell'uomo e dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (ASGI) con il sostegno della CGIL di Brescia."Il Giudice - come riferisce la CGIL di Brescia in una nota - ha condannato il Comune di Chiari al pagamento di 1.500 euro per le spese processuali e ha disposto la pubblicazione dell'ordinanza di condanna all'albo comunale e sui quotidiani locali. La sentenza segue di alcune settimane le comunicazioni fatte avere al Comune di Chiari dall'Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni che fa capo alla Presidenza del Consiglio) e dalla Prefettura di Brescia in merito alla necessità di adeguare il bando di selezione alle normative nazionali e comunitarie". "Sono stati molti - prosegue la nota - i Comuni della provincia di Brescia (tra cui anche il Comune di Brescia) che nelle scorse settimane avevano adeguato i propri bandi di selezione di rilevatori per il censimento alle indicazioni dell'UNAR e ai diversi pronunciamenti giudiziari adottati in merito. Così non ha fatto il Comune di Chiari, che ora viene condannato dal tribunale e si trova costretto (utilizzando fondi della comunità) a pagare per una cosa che sapeva di non poter fare e rispetto alla quale era stato avvertito. E' evidente che questa sentenza non inciderà sulla riapertura del bando ma viene ribadito un principio al quale anche il Sindaco Mazzatorta dovrà attenersi in futuro".La CGIL di Brescia "ritiene assai importante anche evidenziare che con l'ordinanza del tribunale viene riconosciuto il principio per cui anche i cittadini extra-Ue possono partecipare a bandi di selezione per alcune forme di attività di lavoro nel pubblico impiego. Ricordiamo che i cittadini comunitari per legge sono già ammessi, per alcune figure professionali (si pensi solo al personale che lavora negli ospedali), a svolgere attività di lavoro nelle istituzioni italiane". "L'ordinanza - conclude la CGIL di Brescia - rappresenta pertanto un importante segnale a cui le amministrazioni locali sono chiamate ad adeguarsi".