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Roma, 26 febbraio - “Noi non dimentichiamo quella tragica notte, quando oltre 100 persone, 94 vittime ritrovate e undici dispersi, persero la vita a pochi metri dalla spiaggia di Steccato di Cutro. Ma la strage continua: sono passati ormai due anni e più di 5.400 persone sono morte nel Mediterraneo, segno evidente che non sono state previste né attuate misure per la salvaguardia delle vite umane. Anzi il Governo conferma il carattere repressivo e punitivo delle politiche sull'immigrazione”. Lo afferma la segretaria confederale della Cgil, Maria Grazia Gabrielli.
Per la dirigente sindacale “invece di prevedere corridoi umanitari per le persone in fuga da guerre e carestie, ampliare e rafforzare canali sicuri e regolari di migrazione (rafforzando le possibilità di ricongiungimento familiare) e realizzare una radicale riforma degli strumenti d’ingresso per lavoro e per studio, il Governo si è affrettato a varare il decreto Cutro, un insieme di misure che dimostrano una visione emergenziale dell’immigrazione e che riducono sostanzialmente i diritti dei richiedenti asilo”.
Nel dettaglio, la dirigente sindacale ricorda: “la legge n. 50/2023 ha compresso la protezione speciale, cancellando la possibilità di convertirla in un permesso di soggiorno per lavoro, ha prolungato i tempi di ‘detenzione’ nei Cpr fino a 18 mesi, ha introdotto le procedure accelerate di esame della domanda di protezione internazionale presentata direttamente alla frontiera o nelle zone di transito da un richiedente proveniente da un Paese terzo di origine sicura, dimezzando così i tempi per presentare ricorso”. “Una legge - aggiunge Gabrielli - che ha esteso i casi di inammissibilità della domanda per protezione speciale e ha disposto il trattenimento durante lo svolgimento della procedura di frontiera”.
“Dobbiamo mantenere la dimensione umanitaria, prevedere politiche di accoglienza e di inclusione invece che ostacolarle con leggi disumane. Oltre alle commemorazioni è importante agire per mettere fine a questa strage continua, e - conclude la segretaria confederale - continueremo a chiedere che le indagini facciano finalmente giustizia”.