Roma, 25 marzo - “La disponibilità della Commissione europea a dar vita al Critical Chemicals Act, ponendo al centro i bisogni strategici dell’industria europea, è una buona notizia. Se perseguita adeguatamente, può essere uno dei punti nodali per il rilancio delle attività produttive e industriali di settori fondamentali della manifattura italiana ed europea. Ora, però, serve coerenza e progettualità da parte del Governo italiano”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo.

“L’Esecutivo - prosegue il dirigente sindacale - deve cambiare approccio e ricominciare a investire sulle produzioni nazionali, invertendo immediatamente il calo degli indici di produzione industriale, ormai in negativo da ben due anni. Occorre tornare a investire su ricerca e innovazione, abbandonando la strada dei bonus e degli incentivi a tempo e senza selezione, ed è indispensabile che i grandi asset industriali a partecipazione pubblica tornino ad operare nell’esclusivo interesse del Paese”.

Inoltre per Gesmundo “va affrontato diversamente e in maniera più radicale e strutturata il tema dell’energia e dei suoi costi abnormi rispetto ai grandi competitor europei e mondiali: il calo del fatturato dei settori industriali del 7,2 % e quello sul volume del fatturato stesso (-7,7%) interrogano la capacità del Governo di dare risposte, non solo ai cittadini e alle famiglie, ma anche a quelle imprese di natura strutturata e duratura”.

“È necessario poi intervenire sul rilancio complessivo del Mezzogiorno - prosegue - a partire da un vero e proprio piano straordinario di re-infrastrutturazione delle reti e della logistica, dai trasporti, dalle energie rinnovabili, dalla rigenerazione urbana e ambientale, da politiche industriali mirate, dal rilancio del settore agroalimentare e dell’agroindustria e dei servizi pubblici locali”.

“La Cgil - conclude Gesmundo - ha da tempo elaborato una sua proposta complessiva per l’intero sistema industriale. Sarebbe ora che il Governo ascoltasse il sindacato aprendo finalmente quel tavolo di confronto generale più volte richiesto e affrontando con determinazione e coerenza quella che ormai è certificata come una delle più gravi crisi industriali del dopoguerra”.