Roma, 2 aprile - "Le previsioni del Centro Studi di Confindustria sullo stato patologico dell'industria italiana sono allarmanti, un vero e proprio disastro su cui il Governo e il Ministro Urso hanno precise responsabilità. Ma non stupiscono affatto, e confermano un trend negativo che non ha eguali nella storia recente del Paese: due anni ininterrotti di calo della produzione, del valore e del fatturato dell'industria raccontano di una crisi che ormai è diventata strutturale, e che l'introduzione di eventuali dazi da parte degli Stati Uniti d'America e il crollo atteso degli investimenti per il 2025 non possono che peggiorare drammaticamente". È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil Pino Gesmundo.

"Da mesi come Cgil - ricorda il dirigente sindacale - denunciamo l'assoluta assenza di politiche industriali credibili da parte dell’Esecutivo e del MIMIT: nessuna strategia incisiva sui fattori di debolezza della nostra industria, come il caro energia, nessuna visione sulla centralità di alcune importantissime filiere produttive, come nel caso della chimica di base, nessuna idea di soluzione per settori strategici della nostra manifattura come l’automotive, il settore tessile o quello della gomma e plastica, e nessun commento sull'esplosione della cassa integrazione nei settori industriali (+47% rispetto al 2023)".

Per il segretario confederale "siamo di fronte ad un Governo e un Ministro impegnati ossessivamente solo nell'affermare falsi successi o, peggio, nello scaricare su altri le proprie responsabilità, una volta l'Europa, l'altra le regioni. Si deve aprire immediatamente un confronto serio e veritiero con tutte le parti sociali e si deve cambiare rotta: governare il Paese significa, o dovrebbe significare, anche assumersi precise responsabilità, innanzitutto - conclude Gesmundo - iniziando con umiltà ad ascoltare la voce del lavoro e anche quella degli imprenditori".